Marcello Valcavi

La bettola

Era il 24 giugno del 1944, la notte di san Giovanni. Io ero piccolo, avevo appena sei anni, però ricordo come fosse adesso quello che succedeva. La bettola era un grosso albergo dove sostavano i montanari che venivano dalla città per passare la notte coi cavalli e anche la corriera faceva sosta per la notte. Quella notte c’era la ritirata dei tedeschi. Nessuno sapeva niente di quello che sarebbe successo. Vicino al ristorante albergo passa il Crostolo, un fiume importante e abbastanza grosso; una volta vi era molta acqua, oggi molto meno. Proprio vicino al fabbricato c’è il ponte che lo attraversa. Nessuno sapeva che era stato minato dai partigiani che lo volevano far saltare per impedire ai tedeschi di passare. Ma così non fu perché i fascisti avvisarono i tedeschi che uccisero il partigiano che doveva far saltare il ponte.

Così per vendetta, i tedeschi e i fascisti bruciarono la Bettola, prendevano la gente spaccando loro la testa e tirandoci fuori le cervella, poi li buttavano nel fuoco, così anche ai bambini tra i quali uno di 18 mesi. I genitori di una bambina la buttarono dalla finestra del secondo piano, si pensa, per salvarla. Un tedesco la prese per buttarla nel fuoco, però un altro gli disse: «Perché la vuoi bruciare che anche tu a casa c’hai dei figli?». Così è l’unica che si salvò.

Ancora oggi, a distanza di tanti anni, il 24 giugno, notte del disastro, quando si fa la commemorazione, la bambina, diventata una donna, si commuove ancora e noi con lei pensando a quella strage.