Delia Zasa

Passioni alla radio

Un fortunato giorno (e tutti i giorni da allora!), accesi Radiotre e ascoltai il programma Fahrenheit. Tre ore di magia! Conduceva Marino Sinibaldi, un colto, fantasioso, affascinante conduttore “saltimbanco”. La sua bella voce alta e chiara iniziava comunicando l’ora esatta, e dovendo poi elencare i nomi dei componenti la regia riusciva a evitare il rischio della noia ripetitiva, assumendo un tono ironico e quasi cantilenante, come, sempre cantilenando, recitava i numeri telefonici. Non dimenticherò mai il suo caratteristico “zerosei-tressettezzero-ùnoquattro-cinquezzero” (ogni tanto c’era un altro conduttore a sostituirlo, e io non sopportavo di sentire quel numero pronunciato con una cadenza diversa… Avevo già le mie piccole manie!). E così, un programma tutto costruito sulla cultura, perdeva seriosità e ci introduceva lievemente nel mondo della narrativa, della letteratura e della filosofia. Le interviste di Marino Sinibaldi erano un vero approfondimento psicanalitico.

A volte gli stessi scrittori sembravano trovarsi di fronte a domande che suggerivano una riflessione nuova, forse non ancora affrontata, e si avvertiva allora una specie di sorpresa nelle loro risposte.

Il programma era come una lunga, interessante conversazione, che scaturiva da sollecitazioni imprevedibili e inaspettate. Nessun sospetto di “a memoria”. Era tutta un’improvvisazione e se ne aveva la prova quando l’intervento di un ascoltatore portava fuori tema, a cambiare improvvisamente discorso. Tre ore impegnate e rilassanti al tempo stesso. Accendere la radio significava per me aprire la porta a dei preziosi amici… Di giorno in giorno imparavo a leggere in modo diverso. Imparavo cioè a individuare il “mio gusto”, capivo “sempre più chiaramente” se e perché un autore mi piaceva o meno. Oggi infatti – leggendo un libro – intuisco l’autore-persona e se lo apprezzo leggerò altri suoi libri, se non mi convince lo ignorerò.

Ad ascoltare il programma erano in molti. Tutti avevano l’idea di appartenere a una “comunità”. Con il tempo e dopo molte esitazioni, trovai anch’io il coraggio e il piacere di intervenire: divenni così membro della specialissima comunità. E pur di non perdere i contatti imparai anche a usare il computer! L’ascolto di Fahrenheit è stato per me una vera scuola di vita.

Quel giorno, quando accesi la radio per caso (ma io non credo al caso), avvertivo una vaga sensazione di vuoto: era il desiderio insoddisfatto di parlare di libri con altri lettori appassionati come me. E allora, trovare chi parlava di libri dandomi anche la possibilità – ancora remota, ma reale – di intervenire sull’argomento, fu il miracolo che mi permise di conoscere e riconoscere nella passione per la letteratura, per la lettura e per l’ascolto della radio le mie innate “vocazioni”, come le chiamerebbe il grande filosofo James Hillman.

Oggi Marino Sinibaldi non conduce più Fahrenheit. Il programma è ancora, come sempre, il luogo della cultura e dei tempestivi approfondimenti sociali, ma manca il tocco incantato di Marino Sinibaldi: non c’è più la magia! Era un fantastico imprevedibile volo, oggi è una bella navigazione, ma gli scali sono rigorosamente programmati. D’altra parte è una legge. I capolavori sono unici e irripetibili.

Io comunque continuo ad arricchire le mie passioni ascoltando Radiotre, che offre a ogni ora raffinati programmi che spaziano dalla scienza, alla musica, alla spiritualità

Forse tutto ciò che è bello è arte, anche Radiotre.